Sono in attesa davanti all’ingresso del locale, in attesa che arrivi G. a prendermi.
– Il locale è full, si può entrare solo se si è in una lista. – ripete il buttafuori a chiunque si avvicini.
Finalmente la vedo arrivare, la indico al buttafuori e riesco ad oltrepassare la soglia.
G. È una bella donna alta, slanciata, in abito da sera con uno spacco anteriore, che mette in mostra le generose curve.
Mi prende per mano e mi porta al primo piano, al bar, giusto per stare fuori dalla calca. Sotto, finiti i vari addii al celibato/nubilato, stanno togliendo i tavoli dalla pista da ballo e il dj è pronto ad aprire le danze.
Il bar inizia a riempirsi di gente, io e G. prendiamo 2 Margarita e decidiamo di appartarci in un angolo in fondo al bancone, nascosti dalla folla.
Il Margarita scende liscio e la tequila inizia a fare il suo effetto infuocando ogni parte del corpo.
Il bar si riempie sempre più di persone, io e G. veniamo spinti man mano sempre più nell’angolo, fin che i nostri corpi entrano in contatto.
Le mani si sfiorano, i corpi si toccano, quasi a cercare l’incastro perfetto.
Continuiamo a chiacchierare, guardandoci negli occhi, con la mia mano libera prendo la sua mano e lei, prima la stringe, poi se la appoggia su di un fianco, come se volesse che l’abbracciassi.
Percepisco un atmosfera strana, non sento più il frastuono della musica, il caos della gente al banco, mi sembra di essere in una bolla di sapone.
La mano inizia a scivolare, prima sul fianco, poi sulla schiena e giù giù fino a sentire il pizzo del perizoma.
Continuiamo a guardarci negli occhi, senza parlare, senza nessuna obiezione da parte sua, solo un sorriso appena accennato.
Sento il suo seno prosperoso contro il mio torace. La mano continua il suo lavoro delicatamente, dalla schiena al pizzo, lentamente, come una carezza.
G. sgrana gli occhi, sente il mio sesso al massimo dell’eccitazione e scoppia in una risata.
-ehi, occhio che ti violento qui in mezzo a tutti – dice con un sorriso.
La mia mano, si sposta dalla schiena all’addome e, lentamente scende, alla ricerca dello spacco.
G. alza la gamba ed appoggia il piede sul banco del bar e, la mia mano, trova subito lo spazio per entrare tra le sue gambe.
Ci baciamo, le nostre lingue, umide, si intrecciano, la mia mano trova il pizzo delle mutandine.
Sento il calore della sua vagina sulla mano, sposto la mutandina ed inizio l esplorazione.
G. mi abbraccia ed inizia a baciarmi, dolcemente, il collo, il suo respiro diventa più profondo, quasi affannoso.
Le mie dita sfiorano il clitoride, scendono sulle labbra già umide, ed iniziano a farsi strada, lentamente.
Avanti e indietro, avanti e indietro, il suo respiro sempre più affannoso, la sua vagina sempre più bagnata.
G. spinge in avanti il bacino, le infilo due dita dentro. La sua vagina, bollente, ormai è un lago, le sue unghie si piantano sulle mie spalle, il suo respiro sempre più affannoso.
Dentro fuori, dentro fuori, un passaggio sul clitoride, la mia mano è piena del suo umore, sento le sue gambe tremare.
Un lungo sospiro e, le sue unghie piantate sulle spalle iniziano, mano a mano, ad allentare la presa.
Uno sguardo, un sorriso, un bacio e, la promessa(mai mantenuta) di rivederci al più presto.