La differenza

Una delle differenze tra il computer e la mente umana è che la mente umana non possiede strumenti di rimozione.

Una volta che un immagine entra nel disco fisso vi rimane fino alla morte.

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Miss G.

Sono in attesa davanti all’ingresso del locale, in attesa che arrivi G. a prendermi.

– Il locale è full, si può entrare solo se si è in una lista. – ripete il buttafuori a chiunque si avvicini.

Finalmente la vedo arrivare, la indico al buttafuori e riesco ad oltrepassare la soglia.

G. È una bella donna alta, slanciata, in abito da sera con uno spacco anteriore, che mette in mostra le generose curve.

Mi prende per mano e mi porta al primo piano, al bar, giusto per stare fuori dalla calca. Sotto, finiti i vari addii al celibato/nubilato, stanno togliendo i tavoli dalla pista da ballo e il dj è pronto ad aprire le danze.

Il bar inizia a riempirsi di gente, io e G. prendiamo 2 Margarita e decidiamo di appartarci in un angolo in fondo al bancone, nascosti dalla folla.

Il Margarita scende liscio e la tequila inizia a fare il suo effetto infuocando ogni parte del corpo.

Il bar si riempie sempre più di persone, io e G. veniamo spinti man mano sempre più nell’angolo, fin che i nostri corpi entrano in contatto.

Le mani si sfiorano, i corpi si toccano, quasi a cercare l’incastro perfetto.

Continuiamo a chiacchierare, guardandoci negli occhi, con la mia mano libera prendo la sua mano e lei, prima la stringe, poi se la appoggia su di un fianco, come se volesse che l’abbracciassi.

Percepisco un atmosfera strana, non sento più il frastuono della musica, il caos della gente al banco, mi sembra di essere in una bolla di sapone.

La mano inizia a scivolare, prima sul fianco, poi sulla schiena e giù giù fino a sentire il pizzo del perizoma.

Continuiamo a guardarci negli occhi, senza parlare, senza nessuna obiezione da parte sua, solo un sorriso appena accennato.

Sento il suo seno prosperoso contro il mio torace. La mano continua il suo lavoro delicatamente, dalla schiena al pizzo, lentamente, come una carezza.

G. sgrana gli occhi, sente il mio sesso al massimo dell’eccitazione e scoppia in una risata.

-ehi, occhio che ti violento qui in mezzo a tutti – dice con un sorriso.

La mia mano, si sposta dalla schiena all’addome e, lentamente scende, alla ricerca dello spacco.

G. alza la gamba ed appoggia il piede sul banco del bar e, la mia mano, trova subito lo spazio per entrare tra le sue gambe.

Ci baciamo, le nostre lingue, umide, si intrecciano, la mia mano trova il pizzo delle mutandine.

Sento il calore della sua vagina sulla mano, sposto la mutandina ed inizio l esplorazione.

G. mi abbraccia ed inizia a baciarmi, dolcemente, il collo, il suo respiro diventa più profondo, quasi affannoso.

Le mie dita sfiorano il clitoride, scendono sulle labbra già umide, ed iniziano a farsi strada, lentamente.

Avanti e indietro, avanti e indietro, il suo respiro sempre più affannoso, la sua vagina sempre più bagnata.

G. spinge in avanti il bacino, le infilo due dita dentro. La sua vagina, bollente, ormai è un lago, le sue unghie si piantano sulle mie spalle, il suo respiro sempre più affannoso.

Dentro fuori, dentro fuori, un passaggio sul clitoride, la mia mano è piena del suo umore, sento le sue gambe tremare.

Un lungo sospiro e, le sue unghie piantate sulle spalle iniziano, mano a mano, ad allentare la presa.

Uno sguardo, un sorriso, un bacio e, la promessa(mai mantenuta) di rivederci al più presto.

Una sera d’estate

Camminiamo per i vicoli stretti di una città deserta. La calura di questi giorni fa scappare la gente sui colli, poco distanti, alla ricerca di un po’ di sollievo.

Io e A. dopo una cena in centro ci avviamo alla machina pensando a come concludere la serata.

Conosco A. da alcuni mesi ma è la prima volta che usciamo soli e senza i soliti compagni di bevute.

A. è una bella donna sulla quarantina, molto dolce, allegra e stasera con gli shorts e una camicia in seta è particolarmente attraente.

Saliamo in macchina e mentre ci interroghiamo sul da farsi i nostri sguardi si incrociano, i suoi occhi hanno una luce diversa stasera, più viva, più intrigante.

Parto, destinazione ignota.

Semaforo rosso.

Tiene la mano appoggiata sulla coscia, d’istinto appoggio il mio palmo sul suo dorso, lei inizia a stringerla forte e ci guardiamo negli occhi.

Ripartiamo, libero la mano per armeggiare sul cambio e poi la riporto sulla sua coscia soda. Inizio delicatamente ad accarezzarla, partendo dal ginocchio, interno coscia, fino a scendere giù giù ad infilare le dita nei pantaloncini.

A. è tranquilla abbozza un sorriso e si mette più comoda sul sedile. La mia mano indugia sugli shorts fino ad aprire il bottone e la cerniera. Entra, sento il pizzo della mutandina sul palmo ma non mi accontento, scendo sempre di più, sento le cosce che si allargano. Scosto le mutandine e le mie dita iniziano a giocare con il suo clitoride, le grandi labbra sono già umide e A. sposta i bacino più in avanti per facilitarmi il compito.

Proseguo il viaggio verso la periferia della città, mente la mia mano continua l’esplorazione tra le sue gambe, dove ormai l’umido è diventato un lago.

– Ti prego fermati da qualche parte, non resisto più.

Mi addentro in una strada sterrata in campagna e mi fermo in uno spiazzo vicino ad una rete di recinzione.

Ci spostiamo sui sedili dietro, mi siedo al centro, lei si toglie gli shorts e con foga mi toglie pantaloni e mutande.

Mentre sale sul mio cazzo inizio a sbottonarle  la camicia e il reggiseno. Inizia una danza lenta, cadenzata, il suo respiro profondo, il suo ansimare, dava il ritmo del suo sali – scendi.

Il ritmo aumenta, sempre più veloce, il respiro affannato si trasforma in mugolii, sento la sua vagina che si contrae, sta venendo. Metto le mani sulle sue chiappe e con forza la spingo sempre più verso di me. Sempre più veloce, sempre più forte, sempre più intenso, sempre più animalesco.

Sento le sue gambe che si attorcigliano alle mie, le sue unghie piantarsi sulle mie spalle e il fatidico “vengo” uscire quasi sussurrato. Proseguo, non mollo la presa, continuo il movimento, sempre più veloce, sempre più forte, fino a che esplodo. Lei raggiunge il secondo orgasmo e sento il suo corpo stremato che si abbandona sul mio completamente bagnato di sudore.

La mancanza

Mi manchi amica mia, mi mancano le nostre chiacchere, quelle notturne, quelle che facevamo fino a notte fonda.

Mi mancano le confessioni reciproche, quelle che nemmeno mia moglie e tuo marito sanno e mai sapranno. Quelle confessioni che non ci facciamo più, forse perché, avendo fatto nuove conoscenze, abbiamo paura di farci male a vicenda.

Mi manchi forse perché….la vita è piena di forse e di perché, ma tu mi manchi da morire.